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R-esistere: dal contare al raccontare

Il 24 maggio il NYT ha dedicato la sua prima pagina ai nomi e ad una breve biografia di 1.000 morti per covid-19, titolando: “Una perdita incalcolabile Non sono semplici nomi in una lista. Loro erano noi”.

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Non ha dubbi uno dei più autorevoli giornali al mondo: i numeri da soli non possono misurare l’impatto della malattia. Possono farlo le storie che ogni giorno i social media e ora sempre più anche i media accolgono quotidianamente, storie di paura, di desideri, di fragilità, di forza, di onnipotenza, di intimità, di scelte, di responsabilità o irresponsabilità.

Il rischio è che questo flusso incessante di narrazioni si perda nel tempo. Ogni giorno nuove storie rischiano di rendere invisibili quelle del giorno prima. Un link cancella un altro, un’immagine nasconde un’altra. Rischiamo di perdere le storie e di rimanere solo con i numeri che sono archiviati, studiati, elaborati, contestati. Per studiare e capire quello che sta accadendo occorre integrare anche lo studio delle storie. Come ricorda Sandro Spinsanti, la medicina deve poter tenere insieme   il contare con il raccontarei dati con l’esperienza.

Per questo la Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) ha creato R-Esistere, Ricordo, Racconto, Respiro, un luogo online per accogliere, preservare e studiare le storie del covid-19.

R-Esistere è un progetto collaborativo. Molti hanno aderito fin dal lancio ma SIMeN e R-Esistere sono aperti anche ad altre manifestazioni di interesse da parte di associazioni e gruppi che in futuro vogliano aderire.

I numeri non possono ricordare, raccontare e respirare. Possono farlo le storie, quel condensato unico di esperienze, emozioni e significati che è ogni racconto. Questi racconti sono preziosi e non vanno dispersi. Occorre metterli insieme perché possono aiutarci a costruire l’impronta del covid-19 non solo sui nostri polmoni, ma sul nostro stare nel modo come individui e come collettività.

Lo sintetizza bene Paolo Trenta, sociologo e presidente di OMNI, l’Osservatorio Medicina Narrativa Italia, partner di R-esistere:

le emozioni ed i sentimenti sono parte essenziale dell’esistenza, anche di quella professionale, essi permeano l’intero flusso della vita sia della mente che del corpo, condizionano ogni atto del nostro pensare, anche quello che riteniamo il più razionale. Condizionano il nostro percepire il mondo e lo stare nel mondo, il deliberare, il ricordare, il congetturare, lo scegliere ed il valutare“. (La relazione medico-paziente in tempo di covid-19)

 Le emozioni possono anche spingerci a creare uno scudo per negare e dimenticare. La Fase 2 ci sta mostrando infatti il passaggio dalle tesi cospiratorie per trasformare in causa il caso dell’epidemia, a forme diverse di negazione. Basta dimenticare la mascherina, correre in un parco, ascoltare i diversi profeti di negazione e pensare che il virus non esista più, che forse non è mai esistito. 

Ci richiama alla memoria Stefania Polvani, Presidente SIMeN: 

In questi ultimi mesi ci è mancato l’ossigeno, a ognuno in maniera diversa: siamo testimoni involontari di un tempo sospeso, ci siamo sentiti lontani dal nostro passato, non abbiamo più visto il futuro. R-esistere vuole raccogliere le  istantanee delle realtà che oggi viviamo per non dimenticare e anzi costruire una memoria collettiva da cui ripartire“. 

Si possono ignorare i numeri, più difficile negare i racconti, come quelli che man mano vengono donati a R-esistere:

Dopo la tuta bianca arriva la “svestizione” e devi farla bene, un movimento sbagliato e rischi di contaminarti. Devi farla a distanza di un metro dall’ambulanza. Tolta la tuta bianca ti metti il camice e fai la sanificazione del mezzo, poi di nuovo ti togli il camice, ti disinfetti e ricominci dall’inizio […] Inizi il turno e vieni dichiarata “pulita” finisci il turno e sei dichiarata “sporca”, devi lavare e sanificare tutto per non contaminare  [..] Di tutto questo non ricorderò la cronaca, i numeri, i decreti…. ma porterò con me i volti delle persone malate, gli stati emotivi, i servizi difficili, il caldo delle tute bianche, l’herpes causato dalle mascherine. Ho visto tante persone positive, tante difficoltà respiratorie difficili da gestire, situazioni emotivamente pesanti da sopportare; e a volte quando la stanchezza e lo stress emotivo si fanno sentire si crolla, ma poi ci si rialza e si continua. […] alcuni occhi e volti resteranno con me a lungo…” (Togli la tuta bianca.. Metti la tuta bianca).

R-esistere ha l’ambizione non solo di sottrarre ognuno di noi al canto delle sirene negazioniste, ma anche di aiutare i numeri a ricordare che le storie contribuiscono alla comprensione della malattia, che è sempre bio-psico-sociale.