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Una piattaforma digitale per facilitare il trattamento dei disturbi d’ansia all’Università dell’Aquila

(Nella foto i componenti dell’équipe multiprofessionale  dell’Università dell’Aquila che lavora al progetto: Prof. Massimo Casacchia, Prof.ssa Laura Giusti, Dott.ssa Anna Salza, Prof.ssa Rita Roncone)

 

Chi non ha incontrato un giovane studente ansioso per un esame, una gara, un colloquio? Il confine tra l’ansia “fisiologica” dei nostri tempi moderni e l’ansia patologica che limita la normalità della vita quotidiana non è spesso facile da individuare. Il rischio è di sottovalutare i sintomi o, al contrario, di medicalizzare troppo, con farmaci non appropriati che danno poco sollievo.

Per gestire al meglio i disturbi di ansia dei giovani, il Servizio di Ascolto e Consultazione per Studenti (SACS) dell’Università dell’Aquila, a partire dal mese di febbraio, erogherà un intervento psicoterapeutico cognitivo comportamentale nella formula computer-based (CCBT for anxiety), attraverso la piattaforma digitale PsyDiT-Psychology Digital Tools, che ho contribuito ad ideare.

Il progetto, supportato dal Dipartimento di Medicina Clinica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell’Ambiente, coinvolge un’équipe multiprofessionale diretta da Rita Roncone, professoressa ordinario di psichiatria che, insieme al filosofo Alessandro Franceschini, del team di PsyDiT, sta già lavorando sulla piattaforma per configurare il sistema e predisporre i protocolli necessari per l’attivazione del servizio nella modalità mediata dal digitale. Lavorano al progetto e conducono l’attività clinica la ricercatrice in psicologia clinica Laura Giusti e il tecnico della riabilitazione psichiatrica Anna Salza, che sta incentrando su questo progetto il proprio dottorato di ricerca. Coinvolto nello sviluppo dei lavori anche Massimo Casacchia, professore emerito di psichiatria e fondatore del SACS.

Per il team dell’Aquila, la psicoterapia “cognitivo-comportamentale” è tra gli approcci più adeguati per l’ansia giovanile. Si fonda sull’individuazione e la successiva modifica dei pensieri “disfunzionali” collegati alle emozioni negative ansiogene. A questo tipo di approccio si possono affiancare “tecniche di rilassamento”, come il rilassamento muscolare, il training autogeno, ecc.

La fruizione attraverso la piattaforma digitale PsyDiT mira a facilitare l’accessibilità del percorso, garantendo la totale riservatezza dei dati.

L’ambito della psicoterapia mediata da strumenti digitali e delle terapie digitali comincia ad emergere anche in Italia, anche se con esperienze ancora limitate. La maggior parte degli psicologi e degli psicoterapeuti che si avventurano nei territori digitali usano Skype, senza  quindi un setting dedicato e adeguatamente protetto. Prevale un orientamento a centrare l’intervento unicamente sulla videochat, sottovalutando le potenzialità del digitale nell’ideazione di percorsi nuovi.

La sfida di PsyDit è di offrire una molteplicità di strumenti, setting e percorsi possibili in un ambiente digitale protetto e personalizzabile.

Molto innovativo anche l’approccio di daVinci Digital Therapeutics che sta lavorando a sviluppare terapie digitali in diversi ambiti della mental health.

Le possibilità e le direzioni possono essere le più varie, come emerge da un articolo  molto interessante di Stephen Hays. Un grazie a Luigi Pavia di Digital Health Italia per averlo segnalato su Linkedin.

Stephen Hays di WhatIfVentures ricostruisce pazientemente il panorama 2020 delle start up attive nella mental health negli Stati Uniti. Emergono quasi mille diverse proposte, escludendo i centri clinici o territoriali che non hanno un obiettivo di scalabilità del progetto. Hay propone anche un modello di classificazione delle start up che potrà essere utile per future mappature anche in Italia. La categoria prevalente per numero di start up è la  “Mental Wellness Applications”  (24%). La capacità di attrarre investimenti si concentra però nell’area delle Digital Therapies (30%).

La mappa di Hay offre anche una efficace rappresentazione visiva degli innumerevoli strumenti e percorsi possibili, invitandoci a non restare intrappolati in modelli riduttivi e pigri. Si aprono prospettive completamente nuove per prendersi cura della nostra salute psicofisica e sociale.