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La parola che cura con gli hashtag

Quando si scrive digital health google ci riversa addosso device, app, stampanti 3D, billion dollars di investimenti.

Ma la digital health può essere anche una parola collettiva che cura.

Tra il 18 e il 21 marzo, in meno di 48 ore, la charity inglese Cancer Reasearch UK raccoglie più di 2 milioni di sterline di donazioni associate alla campagna #nomakeupselfie che dilaga su twitter e facebook. Già il 19 la BBC segnala quello che sta accadendo.

La campagna non è un’iniziativa della charity, lo diventa solo in un secondo momento. Inizia casualmente quando qualcuno associa #cancerawareness a #nomakeupselfie. In poche ore appaiono su twitter e facebook  decine di migliaia di selfie di donne pallide e giovani con i due hashtag ormai uniti in un corto circuito simbolico imprevedibile e spontaneo.  In molte ricordano parenti morti di cancro,  coro di un lamento funebre che piange i morti e al tempo stesso celebra la propria giovinezza sopravvissuta. Alcuni colgono l’ambiguità e la ritraducono in accusa di narcisismo e vanità.

Ma quello che sta accadendo è molto diverso dal narcisismo, parola-schermo per non vedere il sociale al lavoro. Condensato immenso e mai esistito prima di emozioni ed immaginario, la Rete produce dispositivi collettivi molto più articolati e ricchi dei riduzionismi psicologistici. Il selfie per il cancro diventa in poche ore un canto taumaturgico online, esorcizza la  parola che più di altre nel contemporaneo incarna il fantasma della morte, della catastrofe, della condanna senza via di fuga. Con due soli hashtag e un selfie si mette in scena la lotta archetipica tra agenti del bene e agenti del male. Da un lato il #nomakeupselfie, la forza del naturale, dell’autenticità, della trasparenza, di ciò che non è toccato dall’artificio e dalla corruzione, del selfie come certezza dell’esserci, della donna come imago di fertilità e vita. Dall’altra il cancro, la rovina, l’alieno figlio nostro che ci distrugge dall’interno. Ci sono tutti gli ingredienti del canto dello sciamano raccontato da Lévi-Strauss nel saggio sull’efficacia simbolica. E lo sciamano dov’è? Arriva dopo, grazie all’empatia di un forse social media strategist. Cancer Research UK, una delle charity più importanti al mondo accoglie il movimento spontaneo e invita ad una donazioneCancer Research UK si offre così come l’operatore sciamanico in grado di utilizzare il canto per la cura, di riscattare il senso di colpa dei sopravvissuti con il dono.

Prima ancora che di app, devices e  stampanti 3d, di questo è fatta per ciascuno e per tutti noi la digital health. Senza le medical humanities rischiamo di non capire la rivoluzione digitale.