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Il web e i vaccini

« Assistiamo a un calo pauroso della copertura vaccinale, con picchi anche del 25 per cento per morbillo e rosolia. Sono danni reali che preoccupano, perché quello che ci protegge dalle patologie è avere un alto tasso di copertura …. troppo spesso in questi anni, anche sulla rete, abbiamo visto diffuse dicerie e posizioni antiscientifiche riguardo ai vaccini ». 

A un anno dal lancio di VaccinarSì, il portale dedicato alle ragioni della vaccinazione, Michele Conversano, presidente della Società Italiana d’Igiene, ricorda il trend in calo e il ruolo della rete nell’alimentare voci antiscientifiche.

Alcuni nodi sono ricorrenti nel dibattito sulla comunicazione della salute e dei vaccini in particolare: 1. l’opposizione tra informazione scientifica veicolata dalle riviste di settore e dai media e le informazioni che circolano in rete diffuse da fonti anonime e poco attendibili. 2. la riduzione delle ragioni dell’opposizione ai vaccini a un problema di disinformazione.

Il quadro è più articolato. La rete ha cambiato le regole e le aspettative associate alla comunicazione scientifica. Non è utile pensare al web come al luogo della disinformazione, dei falsi miti, dell’antiscienza. E’ più utile pensarlo come un crocevia narrativo in cui coesistono, si incrociano, si scontrano discorsi che hanno una capacità di influenza diversa. E’ su questa capacità di influenza che occorre interrogarsi. Dall’analisi delle conversazioni online sui vaccini emerge non tanto la disinformazione ma un processo di delegittimazione sociale dei vaccini, di cui la rete è un barometro e un veicolo al tempo stesso. Ironicamente, questo processo di delegittimazione trova argomenti e “prove” che nascono da informazioni prodotte nell’ambito della comunità scientifica e veicolate da riviste scientifiche. Il nesso causale tra il vaccino MPR e l’autismo che è al centro del rifiuto del vaccino in molte conversazioni online, viene stabilito dallo studio del medico inglese Wakefield, pubblicato su Lancet nel 1998 e ritirato solo nel 2010. Nel 2012 la procura di Rimini condanna il Ministero della Salute a risarcire la famiglia di un bambino, riconducendo l’autismo all’immunizzazione e ancora nel marzo 2014 la procura di Trani apre un’inchiesta dopo la denuncia di alcuni genitori.

VaccinarSì è diventato un punto di riferimento online fondamentale per la vaccinazione, con oltre 500mila visite in poco più di un anno, 2.300 al giorno. La sezione web e vaccini resta però ancora legata al paradigma della disinformazione. Questi i consigli sul sito:

« è necessario quindi che i medici diano indicazioni ai propri assistiti su come capire quali siano i siti attendibili ove attingere le informazioni che potremmo così sintetizzare:  È chiaramente identificabile lo scopo e il responsabile del sito ?  Il responsabile e/o amministratore del sito è contattabile ?  È presente un conflitto di interessi ?  Il sito cita aneddoti sugli effetti avversi dei vaccini al posto di evidenze scientifiche ?  Le notizie sono valutate da esperti scientifici prima di essere pubblicate? Quali sono le loro credenziali ?  Sono chiaramente distinguibili i fatti dalle opinioni ? »

Il processo di fact checking dell’informazione non è però così lineare. Un articolo del Corriere della Sera o di Rai News che riporta la sentenza di Rimini o l’indagine di Trani non è attendibile? E chi per caso prima del 2010 si fosse avventurato su Lancet avrebbe dovuto considerare quella fonte non attendibile? Che senso ha in questo contesto pretendere che si distinguano i fatti dalle opinioni? Quali sono i fatti, sanciti da chi, accreditati da chi? I siti più importanti contro i vaccini uniscono la presentazioni di casi personali a bibliografie che raccolgono prevalentemente articoli di riviste scientifiche e mediche o almeno apparentemente tali. Spesso sono articoli di decenni fa, comunque presentano tutte le caratteristiche formali e retoriche della rivista accreditata e “dell’evidenza scientifica”. Sarebbe difficile per un medico decodificarle e distinguerete “i fatti dalle opinioni”, i fatti scientifici veri e falsi. Come pensiamo possa orientarsi una madre preoccupata per il figlio?

Secondo Chiara Azzari, direttrice della clinica pediatrica Meyer, il modo migliore per spiegare i vaccini è fare riferimento ai casi concreti, in altre parole facilitare l’empatia e l’identificazione.

Il nodo della comunicazione dei vaccini non è la disinformazione ma la costruzione di un discorso sociale condiviso di rilegittimazione dell’immunizzazione. Tanto più i vaccini sono efficaci e le malattie spariscono o diminuiscono, tanto più diventa significativo il movimento di opinione contrario alla vaccinazione. La mancanza di un’esperienza diretta e diffusa della patologia associata al vaccino fa prevalere scelte e vissuti guidati da stili di vita, emozioni, rapporto individuo-società Pur se con vissuti ambivalenti, al centro della scena del vaccino in passato c’era “la liberazione” della collettività da un male.

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La scena cambia se si digita vaccino su google e si guardano le immagini. Le società è diventata un soggettto persecutore rispetto al bambino, “sacrificato” in nome di regole e leggi che sono vissute come una imposizione, in un contesto in cui il senso di appartenenza alla collettività è molto indebolito. Interpretare le scelte anti-vaccino come il risultato di una mancanza di informazione è fuorviante, così come serve poco invitare a individuare le informazioni giuste. Chi è contro non ha meno informazioni, piuttosto filtra le informazioni a partire da un insieme di emozioni e rappresentazioni collettive e personali. Per comunicare l’importanza dei vaccini occorre recuperare il senso dell’appartenenza collettiva e la forza della retorica aristotelica in grado di ibridare ethos, pathos e logos.