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Cura alle stelle: la salute narrativa che nasce dalla complicità

Come si sente?” è una domanda apparentemente semplice e ovvia di un curante a un paziente. Eppure, nella storia di salute e malattia di ognuno di noi, è una domanda che raramente ci è stata rivolta. Questa al tempo stesso ovvietà e rarità ne tradisce la valenza. “Come si sente?” è una domanda sistemica, presuppone che il curante veda davanti a sé una persona nella sua integrità e complessità e non un organo, un indicatore del sangue, il sotto la pelle anonimo e spersonalizzato di una radiografia. L’incapacità di vedere e formulare questa domanda è uno degli indicatori più significativi delle difficoltà della biomedicina contemporanea, centrata sulle abilità tecniche e le prove di efficacia.
Cura alle stelle, il manuale di Stefania Polvani sulle abilità narrative, parte dal “Come si sente?” e ti coinvolge in un percorso di continua e ‘semplice’ problematizzazione dell’ovvio della pratica medica e dei suoi fondamenti.

A tutti coloro che provano stupore per le cose semplici” è la dedica del libro ma anche il suo senso. Stefania Polvani racconta il suo testo come un’intervista inconsapevole, e niente avrebbe potuto definirlo meglio. I concetti, gli approfondimenti, i metodi, gli strumenti, le abilità sembrano tutti uscire dal suo sguardo problematizzante, dal suo chiedersi “perché?”.
Il percorso del libro mi ricorda il metodo degli esperimenti di rottura dell’etnometodologia di Garfinkel. Uno dei più conosciuti, riguarda l’interazione quotidiana marito-moglie: “Venerdì sera mio marito e io stavamo guardando la televisione. Mio marito disse di essere stanco. Io risposi: – Stanco come? Fisicamente, mentalmente o soltanto annoiato? – Non so, più che altro fisicamente, credo. – Vuoi dire che ti fanno male i muscoli o le ossa?  – Non lo so. Non essere così tecnica”. Riportato nell’interazione familiare, il linguaggio tecnico, simile a quello medico, mostra tutta la sua valenza fastidiosa e irritante e, al tempo stesso, rivela i presupposti della relazione di coppia.

In Cura alle stelle, Stefania Polvani  fa la domanda “di rottura” fastidiosa che apre alla possibilità di pensare e agire in modo diverso. Il medico ascolta il paziente… Ascolto? Cosa significa? Ascolto cosa? E perché? Che tipo di ascolto?

Cura alle stelle elimina progressivamente la banalizzazione seriale della malattia e ti porta a chiederti: ascoltare? Cosa significa esattamente e come e quando il curante sa ascoltare? Come e quando il paziente pensa di poter essere ascoltato? Quante volte come paziente ho pensato di non avere diritto di  essere ascoltata? Di dover parlare il meno possibile?

Cura alle stelle non è il racconto didascalico di chi da dieci anni usa la medicina narrativa nella pratica clinica in Italia, è soprattutto il racconto dello sguardo, della postura, del cambiamento personale e professionale che l’ha reso possibile.

Cura alle stelle è un libro sulla “complicità”.  Stefania Polvani non analizza la parola complicità, semplicemente la usa e nell’uso ce ne mostra la potenza semantica. La parola complicità integra l’alleanza con la devianza, con la capacità di trasgressione. La complicità nella relazione curante-paziente opera una trasgressione epistemologica che riporta la persona al centro dello sguardo e del processo terapeutico: “La logica narrativa non generalizza, ma resta radicata al particolare della singola storia e alla sua interpretazione simbolica, offre delle chiavi in più per comprendere l’incomprensibile…..”.
La complicità riesce a trasgredire lo guardo seriale e a riportare sulla scena lo scandalo dell’individuale. Rompe  il confine che separa per costruire un confine mobile e dinamico. La complicità ci aiuta a vedere il potere invisibile della parola di cui il curante è portatore. Con una bella associazione, Stefania Polvani accosta l’uso inconsapevole della parola da parte del medico alla diffusione inconsapevole dei germi con le mani e gli strumenti non disinfettati. Senza accorgersene, il medico può diffondere germi semantici che contaminano la relazione e la cura. Può anche però usare la complicità per imparare a vedere e a mobilitare le parole placebo.

Cura alle stelle è un libro cartaceo che si sfoglia e si sottolinea ma è anche un libro social. Raccoglie infatti punti di vista, esperienze, sguardi dei molti protagonisti della salute narrativa in Italia, più nella modalità di una conversazione su facebook che non di  un insieme di saggi. E non finisce con la pubblicazione. Continua come conversazione online su OMNI Network, il social  network della medicina narrativa. Perché anche un manuale può alimentarsi e vivere di complicità.

Grazie Stefania!!!