Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Parole fertili: il viaggio alla ricerca di un figlio

E’ online ParoleFertili.it, una piattaforma narrativa per condividere il viaggio alla ricerca di un figlio, ideata dal Center for Digital Health Humanities con il contributo educazionale e   appassionato di IbsaPMAin partnership con progestazione.it, un nuovo magazine online dedicato alla fertilità e alla PMA.

La difficoltà o l’impossibilità a generare è un’area di grande tabù. A differenza di altre patologie, non ha una definizione primariamente e prevalentemente biomedica. Si diventa ‘pazienti’ solo nel momento in cui si desidera un figlio. Senza il desiderio, si resta fertili, anche se medicalmente sterili. E’ il desiderio, il bisogno identitario di ruolo materno e paterno che segna la separazione tra normale e patologico.

Questo desiderio nella contemporaneità si carica sempre più di colpa, crea ambivalenze e percorsi difficili. L’infertilità si associa spesso infatti alla ritardata maternità/paternità, allo scarto tra i tempi biologici e i tempi sociali e identitari. Il tempo dell’adulto e il tempo del genitore non coincidono, sono sempre più lontani. La ricerca di un lavoro stabile, di un compagno, di una città fissa, di una casa….. I  ‘prima’ di un figlio sono sempre di più e il “fuori tempo massimo” trasforma il desiderio in colpa, come racconta Nina, in una delle storie pubblicate su ParoleFertili.

Ho superato da qualche anno i 40, sono una donna appagata sul lavoro, guadagno discretamente bene, la mia vita mi piace così com’è. Allora perché ora, solo ora, ho sentito il desiderio di avere un figlio? Sorridevo quando sentivo parlare dell’orologio biologico, neanche li guardavo, io, i bambini. E adesso, invece, ci ero caduta in pieno”.

Per tutto questo, sia per la donna che per l’uomo è difficile parlare delle proprie difficoltà, del percorso di procreazione medicalmente assistita, delle emozioni, delle paure. Nascondere il desiderio di un figlio nelle reti sociali, amicali e affettive aiuta a non autorappresentarsi come sterili, malati, inferiori, colpevoli. Anche una volta raggiunta la gravidanza e il figlio con la PMA, la tendenza è negare/tacere l’origine del concepimento, percepita come artificiale. Un carico quindi di paure, bisogni informativi e di confronto, emozioni, ambivalenze che grava tutto all’interno della coppia.

Lo spazio digitale consente, al contrario, di uscire dalla solitudine, di condividere scelte, dubbi, problemi, aspettative con chi sta affrontando lo stesso viaggio. L’interazione online consente un’intimità anonima che facilita l’espressione e la condivisione del vissuto di infertilità. Le caring narratives online intorno alla fertilità non potrebbero esistere offline. La realtà virtuale dell’interazione le rende possibili e ne fonda l’efficacia.

Nel forum Gravidanza di alfemminile.com sono attive le stanze “procreazione assistita, fecondazione in vitro” con 1. 326. 431 post e “fertilità e sterilità”, con 728.448. I forum di Cerco un bimbo hanno totalizzato quasi 3milioni di messaggi. Le donne, soprattutto, hanno la possibilità di confrontarsi sui tutti i percorsi possibili per avere un figlio e sulle tecniche e i centri di PMA . Non c’è aspetto della fecondazione che non venga esplicitato, indagato, confrontato: dai dosaggi ormonali, alla crioconservazione, all’impatto psicologico. Un processo di caring collaborativo del proprio percorso che spesso è l’unico supporto alle coppie.

ParoleFertili nasce per favorire la riappropriazione della propria storia di vita ferita dalla minaccia di sterilità. Chi è riuscito ad avere un figlio, spesso ha bisogno di raccontare per elaborare il percorso e farlo suo. Per chi sta cercando di avere un figlio, il racconto biografico può diventare un momento di riflessione, sfogo e di conforto. Chi non è riuscito ad avere un figlio e ha trovato o sta cercando nuovi equilibri può trovare nel racconto un’occasione “perché la fertilità della mente, del cuore e dello spirito vinca sull’infertilità del corpo”, come scrive Carmen nel suo blog la vita fertile. Carmen è stata tra le prime a pubblicare la sua storia su ParoleFertili, cogliendone in pieno lo scopo e il valore.

Il semplice atto di parlare di infertilità e di noi mamme-non-mamme, mamme di testa e di cuore, è terapeutico. Non ho problemi, non più, a descrivere cosa significa essere infertile, ad andare a fondo nella dimensione emotiva di una donna alle prese con la fecondazione artificiale. E scrivo perchè, se le parole che riceviamo da chi ci sta intorno spesso non sono di incoraggiamento, la condivisione delle esperienze lo sia. Siamo tutte diverse, e ognuna di noi ha un suo modo di affrontare le difficoltà, ma tutte abbiamo bisogno di rispetto, amore e una parola dolce. Le donne che come me affrontano la lotta contro l’infertilità sono donne guerriere. Non sono “poverine” o “da aggiustare”, nè deboli nè ossessionate, non più di qualunque altra donna alle prese con i propri problemi“.

La metafora di ParoleFertili è il dono: della propria storia di vita, delle proprie emozioni, di come ci si può sentire sempre e comunque fertili. L’invito ad adottare queste storie è un invito a rispecchiarsi e a ritrovarsi nel racconto degli altri. ParoleFertili è una delle modalità con cui le storie possono prendersi cura: offrendo significati, ispirazione, coraggio, forza, parole per dire la paura e lo sconforto. Proprio come lo racconta Princess, un’altra blogger che ha voluto contribuire con la sua storia:

La mia storia è una storia comune. E’ la storia di Anna, di Silvia, di Michela, di Valentina, di Maria. La mia storia è poliedrica, è un paradosso infarcito di qualche presa per il culo, è una punta di sfiga e malasanità. E’ una storia di istinto e di speranza. Soprattutto, di tenacia e pazienza. L’ho condivisa per passione, per esorcizzare la paura, per mettere in riga pensieri sparsi. E poi l’ho fatto per altruismo, perché spero un giorno possa essere un appiglio, una speranza, un motivo di sprono, una dedica a tutte quelle meravigliose donne che lottano indefesse e fiere, che donano se stesse per il proprio figlio prima ancora che venga procreato, quando il suo alito di vita è solo una speranza di dono“.

ParoleFertili vuole essere un luogo che aiuti a ricomporre i “pezzi di vetro” dell’identità in frantumi di cui ci racconta Marta Verna. Marta è una pediatra e nel suo libro “Nessuno esca piangendo” (UTET) e nella bella intervista alla 27ora racconta altre fertilità possibili:

Quando ho scoperto che forse non avrei avuto figli, ho pensato per un istante che il mio lavoro fosse una beffa del destino. Poi ho capito che invece è un regalo. E che dedicarmi a questi bambini, alle loro famiglie, è un grandissimo onore che non aumenta il mio dolore ma lo lenisce. In fondo, come dico nel libro, si può essere madri in molti modi. E forse Caterina che non c’è sono in realtà molte Caterine

Marta ci ricorda e ricorda alle donne e uomini in cerca di un figlio che “non conta solo ciò che si ottiene, ma anche come si ottiene. Quanto è costato. Conosco una coppia che è riuscita ad avere figli, ma che si è distrutta e ora è in terapia”.

Nel percorso alla ricerca di un figlio, le caring narratives digitali possono diventare un aiuto fondamentale per riappropriarsi del “come si ottiene”.